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Recensione del libro La forza disarmata della pace

La forza disarmata della pace

La guerra come strumento

Un testo fondamentale e necessario, utile nell'aprire a diverse riflessioni sulla guerra, utilizzata più come strumento letale che come meccanismo di difesa, e sulla remissività dell'intera comunità politica internazionale verso questa situazione di fatto. Un fenomeno che non accenna a diminuire, che sembra stia diventando attività fondante e caratteristica della condizione umana. Un controsenso che si scontra con il sogno irrealizzato della grande pace, generata dalla caduta del Muro di Berlino nel novembre del 1989 e dalle conseguenti aspirazioni di unità. È ancora possibile ritrovare e rinnovare la cultura della pace?

Chi è Andrea Riccardi

Il testo La forza disarmata della pace, edito da Jaca Book, è stato scritto dallo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, e ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione durante il governo Monti. Le competenze di Riccardi, durante l'impegno istituzionale, hanno toccato anche questioni inerenti a famiglia, giovani, politiche antidroga, servizio civile, adozioni internazionali e antidiscriminazione razziale. Una panoramica ampia e globale, dall'esperienza multidisciplinare, che ha permesso a Riccardi di integrare le sue riflessioni nel libro, intrecciandole con le varie motivazioni che costituiscono la cause scatenanti dei conflitti odierni, basandosi anche sui risultati concreti derivanti dalla sua attività di ministro. 

La riabilitazione della guerra e le sue conseguenze

Il testo concentra un focus specifico sulle tipologie di guerre, e sulle ragioni che portano ad imbracciare, con veloce facilità, le armi. Non solo conflitti puramente condotti apertamente col massimo impiego di forze e risorse, ma anche e soprattutto conflitti culturali, eventi che preparano una facile via ad azioni miopi e repressive, come l'innalzamento di muri, e disastrose dal punto di vista umanitario, come le orrende pulizie etniche. Ma che cosa vuol dire forza disarmata della pace? L'autore intende fare riferimento anche all'impegno della società civile: ricordando l'ultima grande mobilitazione dell'opinione pubblica contro la guerra, nell'autunno del 2003, Riccardi vuole spingere a riflettere sui motivi per cui le persone diventano sempre più inermi, nei confronti delle violenze perpetuate dalle guerre. Una situazione sempre più passiva che porta ad accettare, e spesso anche a condivide re, alcune politiche respingenti e intolleranti, intraprese da alcuni Stati (un esempio per tutti, l'Ungheria, il cui primo ministro Viktor Orban ha annunciato la costruzione di nuove barriere anti migranti).

Partendo dall'epoca della rivolta contro Saddam Hussein, lo scrittore mostra come gli interventi successivi in Iraq abbiano provocato distruttivi eventi a catena, fatali per l'intera regione, e di come questi innescassero nella popolazione un sentimento di abbandono verso il movimento per la pace. Un declino coadiuvato anche grazie allo scemare dell'interesse generale verso la prospettiva internazionale, a favore di quella locale. Un interesse privato, che porta a guardare all'interno del proprio giardino, chiudendosi a riccio nei confronti di ciò che accade fuori. Un modo di protezione comprensibile, forse, ma sbagliato, perché portatore di intolleranza e incomprensione verso l'umanità altr ui. Riccardi cita poi l'apporto positivo che potrebbe arrivare dalle religioni, non come elementi divisivi quale al momento sono, ma come strumenti di scambio ed educazione. Il libro sottolinea con forza i punti su cui i governi dovrebbero insistere, in una sorta di ideale visione illuministica sulla cultura della pace, che dovrebbe assumere i contorni di una passione condivisa, soprattutto per quanto riguarda le giovani generazioni.

Il tono auspicato è quello del buon senso e della speranza, ma il libro non si perde in aspirazione solo ideologiche: Riccardi prova a imbastire punti di vista reali, potenzialmente efficaci e fattibili, senza perdere di vista l'obiettivo primario: una pace conseguita attraverso situazioni non invasive.